domenica 6 novembre 2011

Riflessioni di un ligure

Sabato pomeriggio, e piove.
Fuori dalla finestra, leggero sussurro di acqua piovana che cresce e, spesso, chiama un nevrotico vento a dargli man forte. Talvolta, facendoci caso, sembra che la pioggia scrosci a secchiate, quasi con esasperazione, come per richiamare l'attenzione; d'immediato è tutto un gocciolare inquieto di grondaie, tetti, persiane e ringhiere, tutto un tamburellare come di dita sui vetri che s'insinuano nella mente con la loro aritmia di suoni a turbare l'animo di pensieri disordinati. Il non far niente diventa tedio intollerabile e la noia occupazione impossibile da accettare.
Per fortuna giunge un lampo, un avviso, finalmente seguito da un grosso, rimbombante suono: se non altro è giunto il momento di sostituire l'esasperazione con quella preoccupazione, mista d'inconsci sobbalzi di nervi, talora conditi d'insulse considerazioni come "eh, ma questo era proprio vicino!" o "viene giù come le mele", entrambi atti a dirottare l'attenzione da quella che forse è sana, congenita, viscerale paura, ereditata da chissà quale ominide del passato. Un tuono trasforma la noia in occupazione. L'impegno è stare in allerta, in quella che, spesso, suona come la colonna sonora delle grandi scene cinematografiche.
Poi, piano piano il temporale si allontana, lasciando dietro di se soltanto un tappeto grigio di nuvole ancora cariche e di pioggia ininterrotta. Fitta pioggerella che ostruisce la vista con una patina appannata e torna al suo sussurro incessante.
Quando sussurra, la pioggia, pare sigilli il mondo dentro la tua stanza e, se ci sei dentro, è come se mai, nella vita, avesse smesso di piovere. Il silenzio è l'interno d'una dimensione di colore artificiale in cui il tempo scorre e non scorre lasciandoti disarmato con una domanda: da quanto piove?
E' il non tempo che taluni amano e taluni temono, è il non tempo che si può vivere soli o in compagnia, con televisioni accese per sovrastare il sussurro, o con libri in mano per abbandonarsi ad esso.
Comunque sia è un non tempo.
Quante giornate di pioggia, in questa vita, e quanti non tempi. Tutti dimenticati non appena si è in vista del primo, solingo, raggio di sole... eppure oggi questo non tempo, contiene in sè non il dilatarsi di sè stessi nella noia del non poter agire, ma l'urgenza che ci sia una fine e che sia presto, per la paura di perdere vite umane.
Pioggia, perpetuo sussurro. Ma dove finisce tutta quell'acqua?
La minaccia del sussurro diventa ben conscia ora che abbiamo scoperto che questa pioggia ha anche un tremendo grido, che essa non scompare giunta a terra lasciando superfici lucide, ma che si accumula, oggi, come non avevamo mai visto, diventando in un momento un'onda di catastrofe che si materializza nell'incredulità e trascina con sè ciò che incontra.
Genova. Incontri una pioggia che non tedia, ma uccide.
Possibile sia vero?

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