Quando le righe divengono demiurghe di sè stesse, quando assisto, come un miracoloso insaputo, alla nascita sulla carta di frasi che sfuggono alla mia volontà e che si imprimono sul foglio mio malgrado, esse mi fanno conoscere quello che non sapevo nè credevo di volere, gioisco di questo parto indolore, di questa evidenza non calcolata, e del fatto che seguo senza fatica nè certezza, con la felicità delle meraviglie sincere, una penna che mi guida e mi porta. Allora accedo, nella piena padronanza di me stessa, a un oblio che confina con l'estasi e assaporo la beata quiete di una coscienza spettatrice.
"L'eleganza del riccio" M. Barbery
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