mercoledì 30 novembre 2011

Il commento di Le Parisien

Mi permetto un abuso di potere e chiedo scusa fin da subito per la non democrazia di quest'atto, in questo regno dove la libertà vige su chi scrivo ciò che vuole, come vuole e dove vuole, prometto che non accadrà più...
E' accaduto questo: leggendo i commenti al brillante articolo di Flagitiosa Vox, mi sono imbattuta in un'altrettanto brillante risposta, approfondita, curata e ricca di stimoli particolarmente interessanti attraverso il quale guardare con un'altra prospettiva le cose... Mi sono detta che era un peccato rimanesse relegata tra i commenti, un luogo bellissimo, ma fin troppo ignorato dal lettore di passaggio qualunque.
Mi permetto di pubblicarlo qui, e lo dedico proprio al lettore di passaggio qualunque, aggiungendo, comunque, un caldo sorriso nei confronti dei commenti: stupenda risorsa di discussione e, quindi, di democrazia, da usare con passione!

Désir

Flagitosa Vox, leggerti è sempre un piacere.
Se mi permetti, mi piacerebbe aggiungere un video al tuo post, che secondo me fa capire molto bene lo stato d'animo di tanti italiani che sono scesi in piazza a festeggiare pur coscienti che le cose non potranno andare bene fin da subito.
http://www.youtube.com/watch?v=esr9ueLLGrE questo è il link, in ogni caso.

Per come la vedo io, l'Italia rimane un'anomalia, anche senza Silvio Berlusconi.
Siamo probabilmente arrivati al picco della non-democrazia, dal momento che da un giorno all'altro i mercati sono riusciti a fare quello che le inchieste per mafia, la corruzione, le puttane, gli spacciatori e soprattutto gli Italiani non sono mai riusciti a fare.

Ora siamo governati da persone che nessuno ha eletto, e lo dobbiamo al Presidente della Repubblica che ha finalmente capito l'emergenza in cui l'Italia si trova e ha fatto ciò che la sua carica gli consente di fare. Ma a che prezzo? Per quanto tempo può essere sospesa la democrazia?
Con questo non voglio certo dar sostegno a Scilipoti che straparla di morte della democrazia italiana. Certo, la democrazia è molto malata in questo paese, ma non certo per colpa del neoPresidente Monti. Non solo, per lo meno.
Quando dico che continuiamo ad essere un'anomalia anche senza B. è perché questa totale mancanza di democrazia in cui ci troviamo, per assurdo ci è sembrata una liberazione dopo anni di democrazia maltrattata.
Siamo un'anomalia perché la grande maggioranza di questo paese appoggia il nuovo governo di non-eletti, e la ragione è molto semplice: qualsiasi cosa è meglio. Anche se si rivelassero tutti medriocri ci andrebbe bene, perché per troppi anni ci siamo abituati alle urla, al cerone, alle barzellette, alle volgarità, ai tacchi a spillo, al machismo, al seccessionismo e la xenofobia legittimata. La normalità è straordinaria in questo paese, nel significato letterale del termine.
Anche in Grecia il primo ministro Papandreou è stato, diciamo così, "destituito" dai mercati e sostituito da un tecnico amico delle banche, ma i greci non l'hanno accettato, e non credo che qualunque altro popolo lo accetterebbe, in Europa.
Noi rimaniamo l'anomalia perché questo ennesimo strappo alla democrazia ci riporta incredibilmente ad un po' di normalità.
Prima all'estero si chiedevano cosa spingesse gli italiani a votare e rivotare Berlusconi e non riuscivano a comprendere. Ora invece capiscono perfettamente come mai gli italiani abbiano accettato di farsi guidare da un uomo che fino a qualche settimana fa era sconosciuto ai più. L'anomalia italiana questa volta viene compresa da tutti.

Non sono riuscito ad alzare il calice, quel sabato, perché credo che Berlusconi vada battuto alle elezioni, e a questo punto spero quasi che si ricandidi, perché almeno l'Italia potrà sfancularlo ufficialmente una volta per tutte, e lui sarà ricordato per l'uomo che è, escludendo OGNI POSSIBILE riabilitazione futura.

martedì 29 novembre 2011

Tanto per dirne una.

E vorresti parlare chiaramente
dire le cose come stanno
“Io penso questo e provo questo. Ecco.”

E invece no,

non funziona così, non può funzionare così,
a nessuno piace uno scontro diretto e sincero,
vogliamo sempre che la comunicazione passi per vie subdole,
vogliamo sempre essere sedotti,
essere corteggiati.


Ma vaffanculo.

domenica 27 novembre 2011

Benvenuto

Con i sogni, qui,
è passata la mano
di uno che conobbi
in un giorno di slancio colorato.

Ciao straniero
di parole trasparenti,
ti sorrido come sempre
in cambio della furtiva occhiata
che dedichi
al mercato di frasi selvagge,
in cui c'è chi scappa da parole
che mordono,
e c'è chi parla con immagini
che gridano...

2 faces

sabato 26 novembre 2011

Rivoluzione dall'alto

Articolo apparso recentemente su Libèration, ripreso da presseurope.eu, sito di informazione che vi consiglio vivamente e che raccoglie la stampa di tutta Europa, tradotta in 10 lingue diverse.

"Cosa è successo in Europa? I governi di Italia e Gecia sono cambiati, mentre alle elezioni di domenica scorsa la sinistra spagnola è colata a picco clamorosamente. Si tratta soltanto di un'altra scossa nella breve storia dei rimaneggiamenti politici innescati dalla crisi finanziaria? O è forse il superamento di un punto di non ritorno nello sviluppo della crisi stessa, che avrà conseguenze irreversibili sulle istituzioni europee e sulla loro legittimità? Malgrado le incognite, bisogna avanzare un'ipotesi.  
I ribaltoni elettorali (il prossimo potrebbe verificarsi in Francia tra sei mesi) non richiedono commenti approfonditi. Ormai è chiaro che l'elettorato ritiene i governi responsabili dell'insicurezza crescente che oggi caratterizza la vita della maggioranza dei cittadini europei, e allo stesso tempo non si fa troppe illusioni riguardo ai nuovi leader (anche se dopo Berlusconi è abbastanza normale che Monti per ora batta tutti i record di popolarità). La questione più seria riguarda invece la svolta istituzionale. La concomitanza tra le dimissioni dei leader politici sotto la pressione dei mercati (che hanno mandato sull'ottovolante i tassi d'interesse sul debito), l'affermarsi di un "direttorio" franco-tedesco in seno all'Ue e la presa del potere da parte dei "tecnici" legati al mondo della finanza internazionale, consigliati se non sorvegliati dall'Fmi, alimenta discussioni e inquietudini."

Tu non ci sei, non più.


mercoledì 23 novembre 2011

Cineforum Casalinghi 2

Colgo questa occasione per presentare gli ultimi due film proiettati per la rassegna "Prospettive di Guerra" partendo dal meno recente che è "Il Dottor Stranamore". Devo dire che ho avuto qualche difficoltà pensando a cosa scrivere, perchè dopo la visione del film, che inaspettatamente mi è molto piaciuto, ho capito di aver guardato una pellicola diversa da quella che avevano visto gli altri partecipanti. Mi spiego meglio. In parole povere, alla frase "avrete sicuramente colto i riferimenti alla sfera sessuale", io ho risposto: "ce n'erano?!". Pare sconvolgente, ma devo essere l'unica persona al mondo che non li ha colti. Mi giustifico dicendo un paio di cose: innanzitutto, quello che più mi ha colpito di questo film è sicuramente l'ironia, il fatto che chi comanda quasi mai sia capace di fare il suo lavoro, che sia un militare fanatico o un capo di stato, vedi le interminabili conversazioni tra il russo e l'americano, stile coppia di innamorati. In secondo luogo, parlando di doppi sensi, non è che proprio non li abbia visti, è che ce n'era uno solo e a me bastava: è una storia vecchia come il mondo il fatto che gli esseri di sesso maschile vogliano sempre avercelo più grosso dei propri simili, che si parli del portafoglio, del successo, dello yacht o di altro. Quindi non ho dato tanto peso alla faccenda, anche quando mi sbattevano sotto gli occhi il rapporto morboso che il Dottor Stranamore aveva con la bomba, cosa che a me sembrava del banale fanatismo, come se ne vede ovunque anche senza tirare in ballo il sesso. Allora concludo questa breve parentesi dicendo che mi dispiace di non aver capito nulla, ma che allo stesso tempo ci tenevo a dire la mia opinione, a costo di passare per scema perchè è bello mettersi in gioco e se qualcuno riesce a farmi aprire gli occhi è sicuramente ben accetto.


Passiamo al film successivo, si tratta di "Hair", anche questa una prima visione per me. Innanzitutto me lo aspettavo diverso, non mi aspettavo di ridere così tanto grazie alle canzoni meno famose, né di vedere costumi e coreografie così ben curati. Non mi aspettavo nemmeno che i personaggi di Berger e Claude mi piacessero, uno troppo hippie, l'altro troppo campagnolo. Mi sbagliavo. Sarebbe facile giudicare prendendo in considerazione gli elementi del film uno per uno, ma ci si rende presto conto che c'è tanto in ballo, dall'amicizia, alla morale, all'amore e ovviamente alla guerra. Il tutto viene trattato bene o male con leggerezza, ti fai trascinare dalla musica, dalla comicità dei personaggi, però c'è sempre qualcosa che ti porta a riflettere: ad esempio, Lafayette viene come riportato alla realtà dall'arrivo della compagna con il figlio e anche lo spettatore è trascinato con lui fuori dall'euforico mondo hippie quando capisce che va bene aderire ad un movimento, ma non puoi abbandonare la tua famiglia come se niente fosse. E il colpo di grazia viene dato proprio alla fine, quando nel giro di tre secondi tutto il mondo cambia: il mondo di Berger, quello dei suoi compagni, quello dell'America e del Vietnam e quello di chi guarda questo film. In sottofondo un inno, "Let the sunshine in". Davvero un bel film.






















In questo cineforum ci sono guerre sempre diverse, in questi casi sono quella Fredda e quella del Vietnam, trattate in modo diverso da prospettive diverse, ma la morale è sempre la stessa: la guerra non si fa e non è mai giusta. Sarà scontato (oppure no) ma ribadirlo non può far male. E adesso aspettiamo la settimana prossima per vedere "Roma, città aperta".

sabato 19 novembre 2011

"L'Ottimismo è il profumo della vita"

Ormai si sente spesso affermare che persone eccessivamente emotive sono maggiormente a rischio di compromettere la loro prestazione a diversi tipi di compito che implichino una maggiore concentrazione di risorse attentive, più che di competenze specifiche. Negli ultimi anni sono sempre più in uso le filosofie del "pensa positivo", che raccomandano di mantenere positività rispetto alla buona riuscita dei propri scopi, e di rimanere saldamente ancorati a ciò che si vuole ottenere, per assicurarsi un vantaggioso intervento del fato.
Curioso come la scienza, ad oggi, sia parzialmente in grado di supportare il pensiero comune e, perchè no, superstizioso, nel riscontrare, tramite la ricerca, l'effettivo successo dell'approccio "ottimistico" o, per essere più precisi, dell'approccio che permette l'evitamento dello stress cagionato quotidianamente dalle preoccupazioni che il pensare negativo drasticizza in modo esponenziale.
Tutte le funzioni cognitive sono supportate da una specie di computer centrale, sito nella nostra mente, a cui diversi autori hanno attribuito varie denominazioni; tra le tante io amo utilizzare quella scelta da Baddley, che mi è sempre sembrata semanticamente più eloquente: "Esecutivo Centrale".
Tale Esecutivo Centrale si mette in moto nel momento in cui siamo chiamati a compiere un'azione complessa, che non sia già stata incorporata in noi come automatismo, e coordina varie attività. Per rendere più chiaro il tutto vi suggerisco un esempio. Mentre scrivo questo articolo il mio esecutivo (volgarmente possiamo chiamarlo cervello), sta mantenendo attive le mie conoscenze, la memoria a lungo termine che mi permette di recuperarle e la memoria di lavoro, grazie al quale sono in grado di scrivere intere frasi senza perdermi di parola in parola, inoltre l'esecutivo coordina le mie dita che si muovono sulla tastiera (senza per altro guardarla) e i miei occhi che scorrono le lettere sullo schermo, mentre i lobi adibiti del cervello trasformano gli stimoli visivi in parole di senso.
Tutto ciò avviene grazie a questo portentoso macchinario che regola ogni pezzo del puzzle in un'armonia precisa, tale da permettere lo svolgersi omogeneo del compito in oggetto, in questo caso, comporre un articolo. Processi simili avvengono per ogni tipo di compito a cui ci dobbiamo sottoporre, dal lavoro allo studio, dalla lettura alla matematica (anche voi siete, in questo momento, manovrati dal vostro Esecutivo Centrale!). Tale processo non avviene nella stessa modalità per azioni routinarie a cui siamo abituati che si dicono, per questo, "automatizzate"; vale a dire che siamo in grado di compierle senza dover decidere di sforzarci per concentrare le nostre risorse. (Un esempio? Quando guidate la macchina di rado fate caso realmente al fatto di aver cambiato marcia o, per lo meno, non sapreste dire precisamente quando).
Proprio di volontà, invece si tratterebbe, secondo i ricercatori e, in particolare, di "persistenza del compito", la quale consisterebbe in quella che comunemente si definisce concentrazione e che, da tradizione, ma, ora anche da ricerca, è in grado di assicurarci successi. Saggio, dunque, il consiglio della nonna che dice "Ti devi concentrare di più" perchè effettivamente, in assenza di patologie che inficiano il lavoro dell'Esecutivo Centrale, questo tipo di concentrazione risulta essere cruciale nel gestire il nemico principale dell'esecuzione di azioni complesse: l'interferenza.
L'interferenza consiste nel conflitto tra la tendenza a mettere in atto comportamenti automatici e, invece, l' agire secondo nuovi schemi che sia adattino allo scopo da ottenere. Quest'interferenza presuppone controllo e il controllo è assicurato dall'attenzione. Principali motori di tale attenzione e, quindi, di controllo, sembrano essere la motivazione e, in particolare, il tono emotivo; quest'ultimo secondo il ricercatore Couè, ha un tale potere da attivare o inbire l'Esecutivo Centrale anche solo servendosi dell'immaginazione che, in una frase di Disneyana memoria, risulta essere "più forte di qualsiasi cosa". Il sistema emotivo, infatti, specie in caso di emotività negativa e, quindi, di stress, attiva l'Amigdala che, a sua volta, stimola il sistema ipotalamo - ipofisi - surrenale, il quale produce Cortisolo. Il Cortisolo, per quanto inibito dall'ippocampo, se secreto in grosse quantità è in grado di inficiare il lavoro dell'Esecutivo, specie diminuendo la capacità di gestione del conflitto. Di per sè questa potrebbe essere presa come la dimostrazione che, effettivamente, il pensare positivo, o meglio il ridurre la propria tendenza a farsi contagiare da emozioni negative, spesso stimolate da pensieri pessimistici, sia di reale utilità per la buona riuscita dei propri piani d'azione.
E se qualcuno può pensare che chi pensa positivo sia eccessivamente buonista e, in qualche caso, superficiale, un recente studio di Benso e Usai ha messo in luce che le persone che godono di un miglior controllo dell'interferenza, sono effettivamente anche quelle con migliori doti empatiche. La tristezza, in loro, non elaborata come stress, stimolerebbe l'amigdala senza effetti negativi, ma attivando la Corteccia Cingolata Anteriore e di conseguenza, le Reti Neurali Attentive, che permetterebbero di aumentare l'attenzione anche verso i processi emozionali altrui.
Parrebbe dunque che ci sia un legame, scientificamente supportato, tra emotività positiva, sensibilità e prestazione.
Cari lettori, a chi di voi non mi ha abbandonato alla quarta riga di questo lungo e, molto probabilmente, noioso articolo, voglio soltanto dire:

Complimenti! Avete un Esecutivo Centrale forte e paziente! Non tutti i sistemi attentivi apprezzano il fascino della scienza!

mercoledì 16 novembre 2011

Baffy Tribune

Berlusconi annuncia le dimissioni-Le dimissioni di Berlusconi sui giornali internazionali-Dimissioni, aspettando il colpo di coda del caimano-Consultazioni al Quirinali. Forse incarico già nella serata-L’UE benedice Monti. Segnale incoraggiante-Nuove tensioni a Piazza Affari-La lega ribadisce :Niente fiducia al nuovo governo-Monti, il nuovo governo-Ecco la squadra di Monti-Il governo Monti al lavoro. Napolitano soddisfatto-Governo Monti già al lavoro: Ora di corsa.

Potrei andare avanti ancora per pagine e pagine senza alcuna difficoltà a citare i titoli dei maggiori quotidiani usciti in questi ultimi giorni; ovviamente tutti interessati e attenti agli sviluppi sul campo di battaglia della politica italiana, ora in mano a solerti crocerossine. Tuttavia mi annoierei a morte nel fare ciò e sfiancherei anche i miei cinque lettori. Ebbene riprendiamo con un po’ di tono.

La scorsa settimana si è conclusa con brindisi, cori, canzoni popolari, tricolori sventolanti e solo qualche monetina alla Craxi; la domenica giornata a palazzo, e verso lunedì sera si è giunti ad un’apparente soluzione. Oggi, mercoledì 16 novembre, il nuovo governo guidato dal Prof. ha pronunciato il giuramento al Quirinale, dopo lo scioglimento della riserva del neo-primo ministro. Dunque in seguito a interminabili giornate si è giunti a una prima meta, anche se ogni particolare s’ha da vedere da domani in poi.

I giornalisti e i politici hanno parlato di “fine della Seconda Repubblica”, dopo il cosiddetto “Ventennio breve” di Berlusconi; ed è proprio su questo che vorrei spendere alcune frasi, non su pronostici ed illuminati vaticini sull’economia o il nuovo governo.

Berlusconi si è dimesso, accompagnato da due ali di folla festanti e da pochi orfani sconsolati presenti a Roma. Berlusconi si è dimesso! Questa la frase che ci ha rincorsi per ore e ore sabato sera e per tutta domenica. In contemporanea hanno avuto inizio i più svariati comizi di opinionisti e giornalisti, di cui alcuni intelligenti ed interessanti – mi vengono in mente Travaglio, Mentana, Lucia Annunziata e De Bortoli – e altri, detto con il cuore in mano, profondi come pozzanghere e dilanianti come una mietitrebbia – e non posso che ricordare il grande Ferrara e Minzolini e le altre vestali della corte berlusconiana. Con ciò non voglio dare assolutamente un giudizio sulle posizioni e le esternazioni dei suddetti… Cosa ha rappresentato questo radicale cambiamento nella scena italiana? Che prospettive, parlando in termini strettamente politici, ci si parano dinnanzi? Come reagiranno gli italiani una volta sfumati l’entusiasmo e la disperazione?

Una volta intonato un inno al cielo mi sono messo a riflettere un minimo: è vero che Berlusconi ha fatto un passo indietro – mi spiace per il piede di Benigni – ma sarebbe sbagliato dimenticare il giudizio di Montanelli, che si è sempre rivelato estremamente lucido nel dare giudizi sul Cav, secondo cui “Berlusconi è il più grande piazzista del mondo”. Perciò, senza essere pessimista, non riesco a figurarmi un definitivo ritiro dell’ex-premier, non credo che si sia ritirato “per il bene del paese”; bensì credo che il salvataggio delle aziende, costruite col duro lavoro, e lo scongiuro di un ennesimo smacco nazionale ed internazionale abbiano guidato il nobile animo del chansonnier politico (curiosità per tutti gli appassionati: è uscito il nuovo CD del duo Berlusconi-Apicella… Tutti alla FNAC!). Però nessuno ci priverà dello strazio di sentir ripetere continuamente “l’ho fatto per il bene dell’Italia”, perché in fin dei conti ritiene vere le proprie elusive parole; resta tuttavia innegabile il fatto che per ora sarà un semplice deputato e che i cambiamenti ci saranno, è chiaro a tutti. Mi viene naturale la domanda, forse provocatoria, “Sarà stata sufficiente l’iniezione di virus berlusconis?”. Spero vivamente che sia stata utile per creare un potente vaccino che ci difenda da una futura scesa in campo del nostro adorabile parassita, ma sono poco convinto che sia bastata agli italiani per comprendere un punto, a mio parere, essenziale per la politica italiana, che una nazione non ha bisogno di un pastore, di un messia, per essere guidata, ma che ha bisogno di politici abili e soprattutto dotati di buone e valide competenze tecniche. Spero che qualcuno capisca che cercare “un’alternativa forte”, un uomo carismatico, un deus ex machina, è una follia in un paese democratico, perché il carisma e la retorica ti aiutano ad essere eletto ma non a governare rettamente, perché una balia fino ai sessant’anni non permetterà la crescita, perché all’autonomia personale non si arriva delegando i propri diritti e i propri doveri a un altro, perché l’uomo col bastone e la carota è adatto ad un branco di bestie… Perché Mussolini nella crisi del primo dopoguerra rappresentava l’alternativa forte e i dittatori hanno sempre interpretato il personaggio del salvatore della patria. Sta di fatto, comunque, che gli uomini forti non salgono al potere per intervento divino o per altri artifici magici, bensì arrivano a palazzo innalzati sulle spalle del popolo, dell’ όχλος, dalla massa, che ha sempre rappresentato la base essenziale di ogni autorità che si impone. Con ciò non intendo affermare che il nostro paese è stato fino a pochi giorni fa una dittatura, voglio solo portare alla luce il fatto che gli italiani hanno permesso negli scorsi anni la nascita di uno strapotere nelle mani di un imprenditore sommerso dai propri interessi, senza tenere in conto i rischi e le conseguenze – che ci sono state idubbiamente! – di una tale scelta, essendosi abbandonati, in un momento di crisi sociale e politica come quella degli anni ’90, nelle mani di Berlusconi e di una politica che Politica non è stata, non è e, mi auguro, non sarà mai.

Non sono in grado di intravedere il paesaggio nascosto dalle nebbie del Tempo e perciò non azzardo pronostici o proiezioni a un’ora così tarda. Idealmente alzo un calice, ma non so per cosa sia; se per dare l’addio ad un feretro sulla via dell’oblio, o per salutare una vicina rinascita, o per consolare un animo affranto dall’eterno ritorno.

A presto, miei sparuti lettori, ci rincontreremo al solito ballo in maschera o, speriamo di no, in mezzo ad una folla in delirio sotto un balcone.

mercoledì 9 novembre 2011

Cineforum casalinghi

Vi propongo le tematiche di un Cineforum casalingo, casalingo perchè curato dalle ragazze della casa studentesca in cui io stessa vivevo; queste ragazze sono molto ben organizzate e hanno saputo creare un ambiente stimolante, tanto che credo sarò loro ospite ogni martedi.
Quando sono arrivata, non avevo idea del film che avrebbero proiettato, sapevo in generale quale sarebbe stato il filo conduttore della rassegna e sapevo che di tutte le pellicole in programma io non ne avevo visto nemmeno una, sì, lo dico con vergogna. Quando tutte eravamo sedute, c'è stato l'annuncio: il titolo che legherà tutti i vari appuntamenti è "Prospettive di Guerra". Devo ammettere che all'inizio non mi ha entusiasmata, insomma, guerra, è un pò abusato, come tema, però qui la propongono dai punti di vista di chi è coinvolto marginalmente nella lotta, magari questa fa da sfondo alle storie dei personaggi senza mai diventare protagonista. Direi che non può non mettere in moto il nostro cervello, anche il solo pensare ad una tematica del genere, a maggior ragione sapendo che ogni film tratterà di una guerra diversa, aggiungerei finalmente, sperando che si parli anche di quelle meno ricordate.

Si passa quindi al primo film in programma, che immagino la maggior parte di voi abbia visto, è "Persepolis". Io non avevo mai avuto l'occasione, così ieri ho anche scoperto che è tratto da un fumetto che, come d'abitudine, parrebbe più chiaro e compiuto rispetto al film. Brevemente, si tratta di Marjane, una ragazza iraniana e della sua vita, dall'infanzia, vissuta durante la guerra in una famiglia con sani princìpi, all'adolescenza in Europa, per sfuggire a quell'orrore fino ai tempi dell'università. Il resto lo scoprirete guardandolo, se vorrete. C'è da dire, e credo che sia fondamentale prima di dare qualunque valutazione. che, per chi non lo sapesse, il film è stato mantenuto come animazione, è un lungometraggio animato. Questo ha aiutato creatrice e regista a veicolare le emozioni, le tragedie, il tragicomico in modo sensibile e delicato, faccio un esempio: la morte di un ragazzo è rappresentata con una serie di silhouettes nere, che sollevano il corpo esanime, anch'esso nero, ma con gli occhi bianchi. E' un'immagine forte, ma allo stesso tempo semplice. Bisogna specificare che i colori che caretterizzano "Persepolis" sono quasi sempre due, bianco e nero e sono simbolici, infatti, alla fine del film c'é una sorpresa, viene mostrato il colore della libertà. Parlando ancora della tecnica dell'animazione, è interessante vedere come venga usata l'immagine del burattino, per semplificare e alleggerire la gravità di un racconto: questo si vede quando si parla della successione al trono dello scià e dell'arrivo degli inglesi e qui si scatena il tragicomico, chi racconta sta come facendo dell'amara satira. Per concludere,  direi che in base a queste caratteristiche, condivido e apprezzo la scelta del film, perchè ci ha fatto entrare nell'ottica di una tematica a dir poco pesante, ma con un passo veramente leggero e trovo sia stato intelligente usarlo come apertura, forse una scelta così studiata dovrebbe ripetersi anche in chiusura della rassegna. Intanto, per la prossima puntata, abbiamo in programma " Il Dr. Stranamore", film del quale è stato proiettato il trailer alla fine della discussione e qui mi ripeto, bella organizzazione da parte delle ragazze.

 E adesso, finita la presentazione e il racconto, vorrei ritagliarmi questo piccolo spazio di critica, perchè a dirla tutta questo film non mi ha dato molto, soggettivamente parlando. Penso che sia utile, come antipasto per poi finire a parlare di una guerra che pochi hanno studiato, ma poi questa parte, nel film, viene abbastanza snobbata. Certo, è lo sfondo di tutta la vicenda, ma a parte la partenza obbligata, i problemi che crea alla protagonista sono ben pochi, ed è lei, a mio parere, a rovinarsi da sola; incredibilmente è quella che sta peggio, nonostante sia lontana dalla guerra. E anche il preteso paragone con l'occidente, sì, lei guarda "noi", tra virgolette e ci giudica, ed è interessante come idea, ma non viene finalizzata, mi sembra che non venga mossa nessuna critica costruttiva. Per come la vedo io, non si tratta di occidente in questo caso, si tratta solo di quei ragazzi che, guarda caso sono occidentali. Posso dire di essere rimasta abbastanza delusa dal film, però non escludo che il fumetto riesca a convincermi di più, in fondo la difficoltà di una trsposizione è sempre grande. Da ultimo, poi, muoverei ancora una critica, anche se non so ancora verso chi, diciamo verso ciò che ha scatenato il riso della platea sulla scena dei bambini che, armati di chiodi vogliono cavare gli occhi ad un altro di loro. L'ho detto io stessa che il film punta sul tragicomico, e per questo mi aspettavo delle amare risatine al posto di persone a pancia all'aria dalle risate: mi chiedo, è stato il film a non sapersi frenare in tempo, o siamo noi, che non riusciamo ad indignarci più per nulla?

martedì 8 novembre 2011

Dafne

Tempo fa, mi è stato chiesto di scrivere un racconto per un'associazione chiamata Dafne, che si occupa delle vittime di abusi sessuali. L'obiettivo di questa iniziativa era di far scrivere persone che non avessero mai subito violenza dal punto di vista di chi invece l'ha subita. A parte il risultato, che farò seguire a questa introduzione, volevo far notare che un esercizio di questo genere è un'esperienza profonda, perchè ti permette di vedere bene quello che non puoi capire, non avendolo vissuto di persona. Questo mio racconto, insieme ad altri, voleva far parte di una raccolta scritta da "non vittime", ma purtroppo il progetto è stato accantonato. Ciò non vuol dire che non possiate cimentarvi anche voi e tentare, anche in privato, di mettere per iscritto quello che pensate si possa provare in situazioni così gravi. Vi sorprenderete.

- Non si muore una volta sola. Sono stata fuori da questa vita per moltissimo tempo, vivo in un ricordo lontano anni luce dal mio presente, ma, come intrappolata in una spirale, non posso uscirne. E il mondo, beh, è come se battesse alla porta di una casa disabitata. Aprirei volentieri a chi mi cerca, ma io non ci sono. Contro la mia volontà mi hanno rubato tutto quello che ancora avevo da imparare dalla vita, sulle mie gambe non ho mai potuto camminare. Sono diventata sorda, cieca, muta ma non invisibile, anche se lo desidero più di quanto possa dire. Sono fisicamente una persona, con tutte le cose al posto giusto, ma dentro … dentro non mi sento più. Forse è come essere un fiore, un bocciolo che qualcuno ha voluto sradicare e invece di lasciarlo morire quel qualcuno ha pensato bene di ripiantarlo, in un altro posto, per farlo continuare una vita che lui non aveva scelto. Se fossi un fiore non saprei tutte queste cose, non potrei rifletterci sopra così tanto. Questo mi ricorda che sono ancora un essere umano. Solo questo. Tutto il resto mi ricorda che sono un pezzo di carne, come le altre persone, ma diverso. Si, siamo tutti diversi, ma le persone spesso possono comunicare, capirsi, condividere. Io condivido qualcosa con una quantità ingiustamente grande di persone, bambini di ieri, adulti di domani, ma noi non possiamo comunicare. Quando tutta la fetta di felicità che mi spettava è stata portata via io non sapevo nemmeno di esserlo. Felice. Non so nemmeno se ho il diritto di parlare di qualcosa che per me non esiste. E quindi mi chiedo anche che diritto ho io di parlare di dolore, se è vero che non c’è nulla senza il suo contrario. Cosa possono dirsi le persone come me? Noi non facciamo più parte della vita, viviamo in un mondo nostro, dove ognuno non occupa più del suo spazio. Nelle nostre città non ci sono piazze dove ci incontriamo, ma solo finestre sbarrate da cui ci guardiamo e i nostri occhi parlano la stessa lingua. Non abbiamo bisogno di parole, come gli “stranieri” che decidono di farsi un viaggio giù da noi. Certo che sappiamo parlare con loro, ma il senso di quello che noi diciamo non è minimamente raggiungibile solo con le parole. Credo sia una questione di anime, di ascoltare con il cuore, non con le orecchie. Prego tutti i giorni e non per me, ma per chi verrà dopo, che molte più persone imparino a vedere e non solo a guardare, ad ascoltare e non solo a sentire. Spero che l’anima prima dell’essere umano ritorni o cominci a pensare alle persone e non all’individuo, così magari non esisterebbe nemmeno più la violenza nel vostro mondo. Nel nostro di certo non esiste, una volta ci è bastata per tutta la vita. -

domenica 6 novembre 2011

Riflessioni di un ligure

Sabato pomeriggio, e piove.
Fuori dalla finestra, leggero sussurro di acqua piovana che cresce e, spesso, chiama un nevrotico vento a dargli man forte. Talvolta, facendoci caso, sembra che la pioggia scrosci a secchiate, quasi con esasperazione, come per richiamare l'attenzione; d'immediato è tutto un gocciolare inquieto di grondaie, tetti, persiane e ringhiere, tutto un tamburellare come di dita sui vetri che s'insinuano nella mente con la loro aritmia di suoni a turbare l'animo di pensieri disordinati. Il non far niente diventa tedio intollerabile e la noia occupazione impossibile da accettare.
Per fortuna giunge un lampo, un avviso, finalmente seguito da un grosso, rimbombante suono: se non altro è giunto il momento di sostituire l'esasperazione con quella preoccupazione, mista d'inconsci sobbalzi di nervi, talora conditi d'insulse considerazioni come "eh, ma questo era proprio vicino!" o "viene giù come le mele", entrambi atti a dirottare l'attenzione da quella che forse è sana, congenita, viscerale paura, ereditata da chissà quale ominide del passato. Un tuono trasforma la noia in occupazione. L'impegno è stare in allerta, in quella che, spesso, suona come la colonna sonora delle grandi scene cinematografiche.
Poi, piano piano il temporale si allontana, lasciando dietro di se soltanto un tappeto grigio di nuvole ancora cariche e di pioggia ininterrotta. Fitta pioggerella che ostruisce la vista con una patina appannata e torna al suo sussurro incessante.
Quando sussurra, la pioggia, pare sigilli il mondo dentro la tua stanza e, se ci sei dentro, è come se mai, nella vita, avesse smesso di piovere. Il silenzio è l'interno d'una dimensione di colore artificiale in cui il tempo scorre e non scorre lasciandoti disarmato con una domanda: da quanto piove?
E' il non tempo che taluni amano e taluni temono, è il non tempo che si può vivere soli o in compagnia, con televisioni accese per sovrastare il sussurro, o con libri in mano per abbandonarsi ad esso.
Comunque sia è un non tempo.
Quante giornate di pioggia, in questa vita, e quanti non tempi. Tutti dimenticati non appena si è in vista del primo, solingo, raggio di sole... eppure oggi questo non tempo, contiene in sè non il dilatarsi di sè stessi nella noia del non poter agire, ma l'urgenza che ci sia una fine e che sia presto, per la paura di perdere vite umane.
Pioggia, perpetuo sussurro. Ma dove finisce tutta quell'acqua?
La minaccia del sussurro diventa ben conscia ora che abbiamo scoperto che questa pioggia ha anche un tremendo grido, che essa non scompare giunta a terra lasciando superfici lucide, ma che si accumula, oggi, come non avevamo mai visto, diventando in un momento un'onda di catastrofe che si materializza nell'incredulità e trascina con sè ciò che incontra.
Genova. Incontri una pioggia che non tedia, ma uccide.
Possibile sia vero?

giovedì 3 novembre 2011

Dov'è l'Italia?

Viaggiare ti mette in contatto con microcosmi e macrocosmi che mi fanno capire che il mondo è grande, ma anche tanto piccolo.

_Sul treno per Milano, nel mio scompartimento c'era una signora di La Spezia che stava andando a trovare il figlio trentenne in Norvegia,dove lavora, è sposato e da tre mesi è padre di due gemelli. Questa signora, tra l'altro, conosceva il volontario Sandro Usai, vittima dell'alluvione ed eroe di Monterosso.
_Arrivato a Parigi, mentre aspettavo il bus per tornare a casa dall'aeroporto, ho intrattenuto una non troppo piacevole conversazione con un gruppo di turisti nordeuropei un po' strafottenti (forse norvegesi, forse danesi, forse olandesi, non so).

- Da dove vieni?
- Italia
- Italia? Dov'è?
- Intendi dire da che città? Genova.

Parlavamo inglese, perciò pensavo avesse sbagliato lui nel chiedermi di dove fossi, mentre invece...

- No, non conosco l'Italia, dov'è?

Questi ubriaconi trentenni non conoscono l'Italia? Possibile? O forse volevano farsi due risate con il pizzaemandolino?
Non gli ho detto dov'è l'Italia, perché tutti sanno dov'è: è quello stivale al centro del planisfero. Gli ho risposto semplicemente così:

- E' un paese bellissimo.

(Malgrado le tragedie annunciate, le situazioni disastrose di spreco di denaro, la corruzione e la criminalità, eccetera eccetera eccetera eccetera eccetera eccetera eccetera. Sigh.)