Flagitosa Vox, leggerti è sempre un piacere.
Se mi permetti, mi piacerebbe aggiungere un video al tuo post, che secondo me fa capire molto bene lo stato d'animo di tanti italiani che sono scesi in piazza a festeggiare pur coscienti che le cose non potranno andare bene fin da subito.
http://www.youtube.com/watch?v=esr9ueLLGrE questo è il link, in ogni caso.
Per come la vedo io, l'Italia rimane un'anomalia, anche senza Silvio Berlusconi.
Siamo probabilmente arrivati al picco della non-democrazia, dal momento che da un giorno all'altro i mercati sono riusciti a fare quello che le inchieste per mafia, la corruzione, le puttane, gli spacciatori e soprattutto gli Italiani non sono mai riusciti a fare.
Ora siamo governati da persone che nessuno ha eletto, e lo dobbiamo al Presidente della Repubblica che ha finalmente capito l'emergenza in cui l'Italia si trova e ha fatto ciò che la sua carica gli consente di fare. Ma a che prezzo? Per quanto tempo può essere sospesa la democrazia?
Con questo non voglio certo dar sostegno a Scilipoti che straparla di morte della democrazia italiana. Certo, la democrazia è molto malata in questo paese, ma non certo per colpa del neoPresidente Monti. Non solo, per lo meno.
Quando dico che continuiamo ad essere un'anomalia anche senza B. è perché questa totale mancanza di democrazia in cui ci troviamo, per assurdo ci è sembrata una liberazione dopo anni di democrazia maltrattata.
Siamo un'anomalia perché la grande maggioranza di questo paese appoggia il nuovo governo di non-eletti, e la ragione è molto semplice: qualsiasi cosa è meglio. Anche se si rivelassero tutti medriocri ci andrebbe bene, perché per troppi anni ci siamo abituati alle urla, al cerone, alle barzellette, alle volgarità, ai tacchi a spillo, al machismo, al seccessionismo e la xenofobia legittimata. La normalità è straordinaria in questo paese, nel significato letterale del termine.
Anche in Grecia il primo ministro Papandreou è stato, diciamo così, "destituito" dai mercati e sostituito da un tecnico amico delle banche, ma i greci non l'hanno accettato, e non credo che qualunque altro popolo lo accetterebbe, in Europa.
Noi rimaniamo l'anomalia perché questo ennesimo strappo alla democrazia ci riporta incredibilmente ad un po' di normalità.
Prima all'estero si chiedevano cosa spingesse gli italiani a votare e rivotare Berlusconi e non riuscivano a comprendere. Ora invece capiscono perfettamente come mai gli italiani abbiano accettato di farsi guidare da un uomo che fino a qualche settimana fa era sconosciuto ai più. L'anomalia italiana questa volta viene compresa da tutti.
Non sono riuscito ad alzare il calice, quel sabato, perché credo che Berlusconi vada battuto alle elezioni, e a questo punto spero quasi che si ricandidi, perché almeno l'Italia potrà sfancularlo ufficialmente una volta per tutte, e lui sarà ricordato per l'uomo che è, escludendo OGNI POSSIBILE riabilitazione futura.
mercoledì 30 novembre 2011
Il commento di Le Parisien
martedì 29 novembre 2011
Tanto per dirne una.
domenica 27 novembre 2011
Benvenuto
sabato 26 novembre 2011
Rivoluzione dall'alto
mercoledì 23 novembre 2011
Cineforum Casalinghi 2
In questo cineforum ci sono guerre sempre diverse, in questi casi sono quella Fredda e quella del Vietnam, trattate in modo diverso da prospettive diverse, ma la morale è sempre la stessa: la guerra non si fa e non è mai giusta. Sarà scontato (oppure no) ma ribadirlo non può far male. E adesso aspettiamo la settimana prossima per vedere "Roma, città aperta".
domenica 20 novembre 2011
sabato 19 novembre 2011
"L'Ottimismo è il profumo della vita"
mercoledì 16 novembre 2011
Baffy Tribune
Berlusconi annuncia le dimissioni-Le dimissioni di Berlusconi sui giornali internazionali-Dimissioni, aspettando il colpo di coda del caimano-Consultazioni al Quirinali. Forse incarico già nella serata-L’UE benedice Monti. Segnale incoraggiante-Nuove tensioni a Piazza Affari-La lega ribadisce :Niente fiducia al nuovo governo-Monti, il nuovo governo-Ecco la squadra di Monti-Il governo Monti al lavoro. Napolitano soddisfatto-Governo Monti già al lavoro: Ora di corsa.
Potrei andare avanti ancora per pagine e pagine senza alcuna difficoltà a citare i titoli dei maggiori quotidiani usciti in questi ultimi giorni; ovviamente tutti interessati e attenti agli sviluppi sul campo di battaglia della politica italiana, ora in mano a solerti crocerossine. Tuttavia mi annoierei a morte nel fare ciò e sfiancherei anche i miei cinque lettori. Ebbene riprendiamo con un po’ di tono.
La scorsa settimana si è conclusa con brindisi, cori, canzoni popolari, tricolori sventolanti e solo qualche monetina alla Craxi; la domenica giornata a palazzo, e verso lunedì sera si è giunti ad un’apparente soluzione. Oggi, mercoledì 16 novembre, il nuovo governo guidato dal Prof. ha pronunciato il giuramento al Quirinale, dopo lo scioglimento della riserva del neo-primo ministro. Dunque in seguito a interminabili giornate si è giunti a una prima meta, anche se ogni particolare s’ha da vedere da domani in poi.
I giornalisti e i politici hanno parlato di “fine della Seconda Repubblica”, dopo il cosiddetto “Ventennio breve” di Berlusconi; ed è proprio su questo che vorrei spendere alcune frasi, non su pronostici ed illuminati vaticini sull’economia o il nuovo governo.
Berlusconi si è dimesso, accompagnato da due ali di folla festanti e da pochi orfani sconsolati presenti a Roma. Berlusconi si è dimesso! Questa la frase che ci ha rincorsi per ore e ore sabato sera e per tutta domenica. In contemporanea hanno avuto inizio i più svariati comizi di opinionisti e giornalisti, di cui alcuni intelligenti ed interessanti – mi vengono in mente Travaglio, Mentana, Lucia Annunziata e De Bortoli – e altri, detto con il cuore in mano, profondi come pozzanghere e dilanianti come una mietitrebbia – e non posso che ricordare il grande Ferrara e Minzolini e le altre vestali della corte berlusconiana. Con ciò non voglio dare assolutamente un giudizio sulle posizioni e le esternazioni dei suddetti… Cosa ha rappresentato questo radicale cambiamento nella scena italiana? Che prospettive, parlando in termini strettamente politici, ci si parano dinnanzi? Come reagiranno gli italiani una volta sfumati l’entusiasmo e la disperazione?
Una volta intonato un inno al cielo mi sono messo a riflettere un minimo: è vero che Berlusconi ha fatto un passo indietro – mi spiace per il piede di Benigni – ma sarebbe sbagliato dimenticare il giudizio di Montanelli, che si è sempre rivelato estremamente lucido nel dare giudizi sul Cav, secondo cui “Berlusconi è il più grande piazzista del mondo”. Perciò, senza essere pessimista, non riesco a figurarmi un definitivo ritiro dell’ex-premier, non credo che si sia ritirato “per il bene del paese”; bensì credo che il salvataggio delle aziende, costruite col duro lavoro, e lo scongiuro di un ennesimo smacco nazionale ed internazionale abbiano guidato il nobile animo del chansonnier politico (curiosità per tutti gli appassionati: è uscito il nuovo CD del duo Berlusconi-Apicella… Tutti alla FNAC!). Però nessuno ci priverà dello strazio di sentir ripetere continuamente “l’ho fatto per il bene dell’Italia”, perché in fin dei conti ritiene vere le proprie elusive parole; resta tuttavia innegabile il fatto che per ora sarà un semplice deputato e che i cambiamenti ci saranno, è chiaro a tutti. Mi viene naturale la domanda, forse provocatoria, “Sarà stata sufficiente l’iniezione di virus berlusconis?”. Spero vivamente che sia stata utile per creare un potente vaccino che ci difenda da una futura scesa in campo del nostro adorabile parassita, ma sono poco convinto che sia bastata agli italiani per comprendere un punto, a mio parere, essenziale per la politica italiana, che una nazione non ha bisogno di un pastore, di un messia, per essere guidata, ma che ha bisogno di politici abili e soprattutto dotati di buone e valide competenze tecniche. Spero che qualcuno capisca che cercare “un’alternativa forte”, un uomo carismatico, un deus ex machina, è una follia in un paese democratico, perché il carisma e la retorica ti aiutano ad essere eletto ma non a governare rettamente, perché una balia fino ai sessant’anni non permetterà la crescita, perché all’autonomia personale non si arriva delegando i propri diritti e i propri doveri a un altro, perché l’uomo col bastone e la carota è adatto ad un branco di bestie… Perché Mussolini nella crisi del primo dopoguerra rappresentava l’alternativa forte e i dittatori hanno sempre interpretato il personaggio del salvatore della patria. Sta di fatto, comunque, che gli uomini forti non salgono al potere per intervento divino o per altri artifici magici, bensì arrivano a palazzo innalzati sulle spalle del popolo, dell’ όχλος, dalla massa, che ha sempre rappresentato la base essenziale di ogni autorità che si impone. Con ciò non intendo affermare che il nostro paese è stato fino a pochi giorni fa una dittatura, voglio solo portare alla luce il fatto che gli italiani hanno permesso negli scorsi anni la nascita di uno strapotere nelle mani di un imprenditore sommerso dai propri interessi, senza tenere in conto i rischi e le conseguenze – che ci sono state idubbiamente! – di una tale scelta, essendosi abbandonati, in un momento di crisi sociale e politica come quella degli anni ’90, nelle mani di Berlusconi e di una politica che Politica non è stata, non è e, mi auguro, non sarà mai.
Non sono in grado di intravedere il paesaggio nascosto dalle nebbie del Tempo e perciò non azzardo pronostici o proiezioni a un’ora così tarda. Idealmente alzo un calice, ma non so per cosa sia; se per dare l’addio ad un feretro sulla via dell’oblio, o per salutare una vicina rinascita, o per consolare un animo affranto dall’eterno ritorno.
A presto, miei sparuti lettori, ci rincontreremo al solito ballo in maschera o, speriamo di no, in mezzo ad una folla in delirio sotto un balcone.
giovedì 10 novembre 2011
mercoledì 9 novembre 2011
Cineforum casalinghi
Quando sono arrivata, non avevo idea del film che avrebbero proiettato, sapevo in generale quale sarebbe stato il filo conduttore della rassegna e sapevo che di tutte le pellicole in programma io non ne avevo visto nemmeno una, sì, lo dico con vergogna. Quando tutte eravamo sedute, c'è stato l'annuncio: il titolo che legherà tutti i vari appuntamenti è "Prospettive di Guerra". Devo ammettere che all'inizio non mi ha entusiasmata, insomma, guerra, è un pò abusato, come tema, però qui la propongono dai punti di vista di chi è coinvolto marginalmente nella lotta, magari questa fa da sfondo alle storie dei personaggi senza mai diventare protagonista. Direi che non può non mettere in moto il nostro cervello, anche il solo pensare ad una tematica del genere, a maggior ragione sapendo che ogni film tratterà di una guerra diversa, aggiungerei finalmente, sperando che si parli anche di quelle meno ricordate.
Si passa quindi al primo film in programma, che immagino la maggior parte di voi abbia visto, è "Persepolis". Io non avevo mai avuto l'occasione, così ieri ho anche scoperto che è tratto da un fumetto che, come d'abitudine, parrebbe più chiaro e compiuto rispetto al film. Brevemente, si tratta di Marjane, una ragazza iraniana e della sua vita, dall'infanzia, vissuta durante la guerra in una famiglia con sani princìpi, all'adolescenza in Europa, per sfuggire a quell'orrore fino ai tempi dell'università. Il resto lo scoprirete guardandolo, se vorrete. C'è da dire, e credo che sia fondamentale prima di dare qualunque valutazione. che, per chi non lo sapesse, il film è stato mantenuto come animazione, è un lungometraggio animato. Questo ha aiutato creatrice e regista a veicolare le emozioni, le tragedie, il tragicomico in modo sensibile e delicato, faccio un esempio: la morte di un ragazzo è rappresentata con una serie di silhouettes nere, che sollevano il corpo esanime, anch'esso nero, ma con gli occhi bianchi. E' un'immagine forte, ma allo stesso tempo semplice. Bisogna specificare che i colori che caretterizzano "Persepolis" sono quasi sempre due, bianco e nero e sono simbolici, infatti, alla fine del film c'é una sorpresa, viene mostrato il colore della libertà. Parlando ancora della tecnica dell'animazione, è interessante vedere come venga usata l'immagine del burattino, per semplificare e alleggerire la gravità di un racconto: questo si vede quando si parla della successione al trono dello scià e dell'arrivo degli inglesi e qui si scatena il tragicomico, chi racconta sta come facendo dell'amara satira. Per concludere, direi che in base a queste caratteristiche, condivido e apprezzo la scelta del film, perchè ci ha fatto entrare nell'ottica di una tematica a dir poco pesante, ma con un passo veramente leggero e trovo sia stato intelligente usarlo come apertura, forse una scelta così studiata dovrebbe ripetersi anche in chiusura della rassegna. Intanto, per la prossima puntata, abbiamo in programma " Il Dr. Stranamore", film del quale è stato proiettato il trailer alla fine della discussione e qui mi ripeto, bella organizzazione da parte delle ragazze.
E adesso, finita la presentazione e il racconto, vorrei ritagliarmi questo piccolo spazio di critica, perchè a dirla tutta questo film non mi ha dato molto, soggettivamente parlando. Penso che sia utile, come antipasto per poi finire a parlare di una guerra che pochi hanno studiato, ma poi questa parte, nel film, viene abbastanza snobbata. Certo, è lo sfondo di tutta la vicenda, ma a parte la partenza obbligata, i problemi che crea alla protagonista sono ben pochi, ed è lei, a mio parere, a rovinarsi da sola; incredibilmente è quella che sta peggio, nonostante sia lontana dalla guerra. E anche il preteso paragone con l'occidente, sì, lei guarda "noi", tra virgolette e ci giudica, ed è interessante come idea, ma non viene finalizzata, mi sembra che non venga mossa nessuna critica costruttiva. Per come la vedo io, non si tratta di occidente in questo caso, si tratta solo di quei ragazzi che, guarda caso sono occidentali. Posso dire di essere rimasta abbastanza delusa dal film, però non escludo che il fumetto riesca a convincermi di più, in fondo la difficoltà di una trsposizione è sempre grande. Da ultimo, poi, muoverei ancora una critica, anche se non so ancora verso chi, diciamo verso ciò che ha scatenato il riso della platea sulla scena dei bambini che, armati di chiodi vogliono cavare gli occhi ad un altro di loro. L'ho detto io stessa che il film punta sul tragicomico, e per questo mi aspettavo delle amare risatine al posto di persone a pancia all'aria dalle risate: mi chiedo, è stato il film a non sapersi frenare in tempo, o siamo noi, che non riusciamo ad indignarci più per nulla?
martedì 8 novembre 2011
Dafne
- Non si muore una volta sola. Sono stata fuori da questa vita per moltissimo tempo, vivo in un ricordo lontano anni luce dal mio presente, ma, come intrappolata in una spirale, non posso uscirne. E il mondo, beh, è come se battesse alla porta di una casa disabitata. Aprirei volentieri a chi mi cerca, ma io non ci sono. Contro la mia volontà mi hanno rubato tutto quello che ancora avevo da imparare dalla vita, sulle mie gambe non ho mai potuto camminare. Sono diventata sorda, cieca, muta ma non invisibile, anche se lo desidero più di quanto possa dire. Sono fisicamente una persona, con tutte le cose al posto giusto, ma dentro … dentro non mi sento più. Forse è come essere un fiore, un bocciolo che qualcuno ha voluto sradicare e invece di lasciarlo morire quel qualcuno ha pensato bene di ripiantarlo, in un altro posto, per farlo continuare una vita che lui non aveva scelto. Se fossi un fiore non saprei tutte queste cose, non potrei rifletterci sopra così tanto. Questo mi ricorda che sono ancora un essere umano. Solo questo. Tutto il resto mi ricorda che sono un pezzo di carne, come le altre persone, ma diverso. Si, siamo tutti diversi, ma le persone spesso possono comunicare, capirsi, condividere. Io condivido qualcosa con una quantità ingiustamente grande di persone, bambini di ieri, adulti di domani, ma noi non possiamo comunicare. Quando tutta la fetta di felicità che mi spettava è stata portata via io non sapevo nemmeno di esserlo. Felice. Non so nemmeno se ho il diritto di parlare di qualcosa che per me non esiste. E quindi mi chiedo anche che diritto ho io di parlare di dolore, se è vero che non c’è nulla senza il suo contrario. Cosa possono dirsi le persone come me? Noi non facciamo più parte della vita, viviamo in un mondo nostro, dove ognuno non occupa più del suo spazio. Nelle nostre città non ci sono piazze dove ci incontriamo, ma solo finestre sbarrate da cui ci guardiamo e i nostri occhi parlano la stessa lingua. Non abbiamo bisogno di parole, come gli “stranieri” che decidono di farsi un viaggio giù da noi. Certo che sappiamo parlare con loro, ma il senso di quello che noi diciamo non è minimamente raggiungibile solo con le parole. Credo sia una questione di anime, di ascoltare con il cuore, non con le orecchie. Prego tutti i giorni e non per me, ma per chi verrà dopo, che molte più persone imparino a vedere e non solo a guardare, ad ascoltare e non solo a sentire. Spero che l’anima prima dell’essere umano ritorni o cominci a pensare alle persone e non all’individuo, così magari non esisterebbe nemmeno più la violenza nel vostro mondo. Nel nostro di certo non esiste, una volta ci è bastata per tutta la vita. -









