mercoledì 9 novembre 2011

Cineforum casalinghi

Vi propongo le tematiche di un Cineforum casalingo, casalingo perchè curato dalle ragazze della casa studentesca in cui io stessa vivevo; queste ragazze sono molto ben organizzate e hanno saputo creare un ambiente stimolante, tanto che credo sarò loro ospite ogni martedi.
Quando sono arrivata, non avevo idea del film che avrebbero proiettato, sapevo in generale quale sarebbe stato il filo conduttore della rassegna e sapevo che di tutte le pellicole in programma io non ne avevo visto nemmeno una, sì, lo dico con vergogna. Quando tutte eravamo sedute, c'è stato l'annuncio: il titolo che legherà tutti i vari appuntamenti è "Prospettive di Guerra". Devo ammettere che all'inizio non mi ha entusiasmata, insomma, guerra, è un pò abusato, come tema, però qui la propongono dai punti di vista di chi è coinvolto marginalmente nella lotta, magari questa fa da sfondo alle storie dei personaggi senza mai diventare protagonista. Direi che non può non mettere in moto il nostro cervello, anche il solo pensare ad una tematica del genere, a maggior ragione sapendo che ogni film tratterà di una guerra diversa, aggiungerei finalmente, sperando che si parli anche di quelle meno ricordate.

Si passa quindi al primo film in programma, che immagino la maggior parte di voi abbia visto, è "Persepolis". Io non avevo mai avuto l'occasione, così ieri ho anche scoperto che è tratto da un fumetto che, come d'abitudine, parrebbe più chiaro e compiuto rispetto al film. Brevemente, si tratta di Marjane, una ragazza iraniana e della sua vita, dall'infanzia, vissuta durante la guerra in una famiglia con sani princìpi, all'adolescenza in Europa, per sfuggire a quell'orrore fino ai tempi dell'università. Il resto lo scoprirete guardandolo, se vorrete. C'è da dire, e credo che sia fondamentale prima di dare qualunque valutazione. che, per chi non lo sapesse, il film è stato mantenuto come animazione, è un lungometraggio animato. Questo ha aiutato creatrice e regista a veicolare le emozioni, le tragedie, il tragicomico in modo sensibile e delicato, faccio un esempio: la morte di un ragazzo è rappresentata con una serie di silhouettes nere, che sollevano il corpo esanime, anch'esso nero, ma con gli occhi bianchi. E' un'immagine forte, ma allo stesso tempo semplice. Bisogna specificare che i colori che caretterizzano "Persepolis" sono quasi sempre due, bianco e nero e sono simbolici, infatti, alla fine del film c'é una sorpresa, viene mostrato il colore della libertà. Parlando ancora della tecnica dell'animazione, è interessante vedere come venga usata l'immagine del burattino, per semplificare e alleggerire la gravità di un racconto: questo si vede quando si parla della successione al trono dello scià e dell'arrivo degli inglesi e qui si scatena il tragicomico, chi racconta sta come facendo dell'amara satira. Per concludere,  direi che in base a queste caratteristiche, condivido e apprezzo la scelta del film, perchè ci ha fatto entrare nell'ottica di una tematica a dir poco pesante, ma con un passo veramente leggero e trovo sia stato intelligente usarlo come apertura, forse una scelta così studiata dovrebbe ripetersi anche in chiusura della rassegna. Intanto, per la prossima puntata, abbiamo in programma " Il Dr. Stranamore", film del quale è stato proiettato il trailer alla fine della discussione e qui mi ripeto, bella organizzazione da parte delle ragazze.

 E adesso, finita la presentazione e il racconto, vorrei ritagliarmi questo piccolo spazio di critica, perchè a dirla tutta questo film non mi ha dato molto, soggettivamente parlando. Penso che sia utile, come antipasto per poi finire a parlare di una guerra che pochi hanno studiato, ma poi questa parte, nel film, viene abbastanza snobbata. Certo, è lo sfondo di tutta la vicenda, ma a parte la partenza obbligata, i problemi che crea alla protagonista sono ben pochi, ed è lei, a mio parere, a rovinarsi da sola; incredibilmente è quella che sta peggio, nonostante sia lontana dalla guerra. E anche il preteso paragone con l'occidente, sì, lei guarda "noi", tra virgolette e ci giudica, ed è interessante come idea, ma non viene finalizzata, mi sembra che non venga mossa nessuna critica costruttiva. Per come la vedo io, non si tratta di occidente in questo caso, si tratta solo di quei ragazzi che, guarda caso sono occidentali. Posso dire di essere rimasta abbastanza delusa dal film, però non escludo che il fumetto riesca a convincermi di più, in fondo la difficoltà di una trsposizione è sempre grande. Da ultimo, poi, muoverei ancora una critica, anche se non so ancora verso chi, diciamo verso ciò che ha scatenato il riso della platea sulla scena dei bambini che, armati di chiodi vogliono cavare gli occhi ad un altro di loro. L'ho detto io stessa che il film punta sul tragicomico, e per questo mi aspettavo delle amare risatine al posto di persone a pancia all'aria dalle risate: mi chiedo, è stato il film a non sapersi frenare in tempo, o siamo noi, che non riusciamo ad indignarci più per nulla?

1 commento:

  1. Mi ha dato qualcosa questo film, ne sono certa, solo che ancora non capisco cos'è che mi è rimasto.

    Forse è colpa dei numerosi temi, così diversi fra loro, sparsi qua e là sul grande telo della guerra, nera e inquietante, che rimane sempre lì.
    O forse la colpa è delle molteplici figure interessanti, nessuna poi davvero approfondita: quella onnipresente della nonna, quella di Dio e Marx, quella del nichilista punk.
    Troppi elementi, troppi spunti, come - d'altronde - è giusto e comprensibile che sia quando si racconta di una vita vera, una vita piena di infinite presenze e occasioni.



    Il punto è che il giorno dopo io non ricordo le battute dal sapore agrodolce, o la saggezza del "rimanere integra" che la nonna ripete per tutto il film, o il percorso di crescita di questa donna.

    Io continuo a sentirmi in testa che "morire da martire significa iniettare sangue nelle vene della società". E non mi rimane che guardarla, guardarla e basta, questa società pompata da tanto sangue, che neanche si regge in piedi.

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