martedì 20 settembre 2011

Polanski fa strike con il teatro... Carnage!

Giornata stancante e la voglia di staccare: niente di meglio della poltroncina di un piccolo cinema di provincia e di una passeggiata attraverso la città silenziosa.
A far venire voglia di grande schermo, un piccolo cast di grandi: Jodie Foster, Kate Winslet, Christof Waltz e John C. Reilly, capitanato da un nome che, alla regia, ha sempre fatto parlare di sè; quello di Roman Polanski.
Un salotto, dei libri d'arte e dei fiori, la cornice giusta per quello che più che l'adattamento cinematografico di un copione teatrale, sembra l'adattamento del cinema al teatro.
Due coppie di genitori, riunitesi per discutere di una lite tra figli preadolescenti sfociata in un violento colpo di bastone, che si trasformano progressivamente in due fazioni: da un lato le donne frustrate dall'inadeguatezza maschile, dall'altro i due uomini disillusi e concreti, tesi nello sforzo di palesare una visione del mondo in cui la consapevolezza dell'opportunismo, proprio ed altrui, è sostanziale.
Una Jodie Foster emotiva e instabile, alimentata da grandi valori definiti perbenisti e visionari, una Kate Winslet composta e moderata, volta a mantenere la maschera delle buone maniere.
Due uomini nascosti dietro le loro differenti identità, professioni e ruoli, ma essenzialmente portatori della stessa visione devastante, eppure così cinicamente condivisibile.
Polanski sveste piano piano i suoi personaggi e li rivela, infine, senza maschere e senza freni, lasciandoli spaventati persino di loro stessi, eppure finalmente sinceri anche ai loro medesimi occhi.
L'abilità di questi quattro attori, che sarebbe stata indubbiamente ancora più rilevabile guardando il film in lingua originale, si esprime in modo chiaro anche solo attraverso le loro espressioni e da lodare sono, perciò, anche i talentuosissimi doppiatori italiani che nulla hanno tolto a tale interpretazione.
Un climax psicologico di rimproveri, senso d'inadeguatezza, insoddisfazione, rabbia, frustrazione e coscenziosità apparente, perfettamente scandito da un ritmo teatrale che non perde nulla nell'ambientazione cinematografica, ma che anzi offre un'occasione di godere del sofisticato gioco di narrativa e riflessione teatrale, nel casalingo e disimpegnato ambito del piccolo cinema di provincia.
Un copione tipicamente moderno, dove il confronto a toni forti incoraggia la risata, ma lascia in ogni caso il retrogusto amaro della riflessione, centrata su temi quotidiani e scontati, per cui diventa drammaticamente facile dire "potrei essere io" o semplicemente guardare a molti meccanismi sociali e psicologici con una disarmante e frustrante chiarezza.
Il teatro che rivela l'uomo, il cinema che avvicina tutti al teatro.
Carnage: un film facile da guardare, ma sicuramente non facile da realizzare nè da metabolizzare completamente. Un film in cui i protagonisti meritano plauso e grande ammirazione. Una pièce di grande valore.

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