domenica 9 ottobre 2011

A Dangerous Method: un Cronenberg insipido

Lascia un po' come anestetizzati, questo film di Cronenberg, pur tessuto su una trama a tinte forti, intrecciata da tre menti volte all'indagine della Psiche...
Ancora una volta la Storia stessa si dimostra essere affascinante cassetto ricolmo di vicende intriganti e appassionanti, non partorite dalla fantasia, ma effettivamente avvenute e, come in questo caso, tratti biografici ignoti di alcuni grandi personaggi del passato sono in grado di coinvolgerci e interessarci alle loro figure.
Cosa ci può essere di più seducente, se non una vicenda i cui protagonisti siano due padri della Psicoanalisi, alle prese con una giovane donna intelligente e critica, affetta d'isteria e masochismo?
Tuttavia, malgrado l'innegabile fascino di una siffatta trama, il film di per sè resta impresso solo come una bellissima ricostruzione storica e cinematografica, piuttosto che per il forte impatto.
A regista e sceneggiatori è certamente interessato riportare fedelmente i termini della contesa, della nascita e della maturazione ideologica di alcuni dei più importanti concetti della psicoanalisi tutt'oggi presi in esame durante la pratica, quali l'istinto di morte, la teoria delle pulsioni, la fissazione agli stadi infantili dello sviluppo sessuale e l'essenziale concetto di transfert-controtransfert, ma sembra che non siano stati interessati a coinvolgere lo spettatore nella comprensione profonda dell'origine di tali pensieri, portandolo così a potersi immedesimare e schierare, seguendo una propria opinione a riguardo. Occasione persa, a mio avviso, dato che la storia in sè dava svariati spunti, grazie ai quali si sarebbe potuto avvicinare l'uomo comune a quelle che nel film emergono come complesse teorie scientifiche, che riguardano pur sempre, però, la mente e l'agire umano. Occasione, questa, che Cronenberg può aver voluto perdere, preferendo la semplice storiografia alla "storia per insegnare".
Encomiabile l'interpretazione di Keyra Knightley, spigolosa e complessa quanto basta per essere credibile nel suo personaggio, nonchè sufficientemente isterica e snodata di mandibola da essere convincente...
Emerge bene anche Viggo Montersen in un Freud le cui sfumature arricchiscono la stereotipica visione del personaggio, di apprezzabili, semplici doti che lo avvicinano più alla sua visione di uomo, che di psicanalista intangibile.
Con Fassbender e Cassel si chiude il cerchio di quello che è un cast senz'altro ottimo, per un film che promette, aimè, più sapore nel trailer, che visto per intero.

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