Proprio per il fatto che la scrittura è un atto, quasi una cerimonia, estremamente intimo, è naturale che si scriva delle "vicende della propria vita". Ciò non significa comporre opere autobiografiche o storie in cui la nostra vita è celata sotto la patina della finzione. Più ampiamente questa considerazione rivela che qualsiasi cosa scriviamo porta in sé una parte di noi, uno o più aspetti della nostra persona, del nostro essere uomini in mezzo alla calca degli uomini: la vena ironica, lo spirito poetico, il gusto descrittivo, la profondità di analisi, l'incisività, la capacità di ragionamento, l'espansività, la malinconia, l'arrendevolezza... Insomma, il nostro Io più manifesto e recondito allo stesso tempo. Per quanto la scrittura sia "interiorità", tuttavia, è straordinario come, durante lo scrivere, nella stanza o nel luogo in cui ci troviamo, il mondo che ci circonda, e ci ha circondato, e la nostra Persona si compenetrino, dando vita ad un inspiegabile e meraviglioso amplesso portatore di estasi e tormento.
Come probabilmente è già parso evidente dalle righe precedenti lo scrivere perderebbe qualsiasi significato se fosse slegato dalle singole persone, poiché ogni "forma di scrittura" è regolata da una Magna Charta particolare, valida per colui che scrive, per la sua sfuggente dote e per nessun'altro. Infatti chiunque Scriva si appronta in diversi modi e persino i green writers hanno piccole manie, seguono un'etichetta, molte volte anche inconscia.
Così chiudo, senza voler aggiungere altro, lasciando a voi -chiunque stia leggendo- il testimone da portare avanti.
Aggiungo solo un appunto: mi sono accorto, arrivato in fondo al pezzo, di aver parlato quasi sempre di "penna e foglio. Ebbene, com'è ovvio, non ignoro l'esistenza di altri mezzi di scrittura, ma devo ammettere di essere affezionato al contatto fisico con ciò che scrivo (dopotutto questo intervento l'ho prima scritto a mano) e sono straordinariamente affascinato dalla penna che si districa sulla pagina e in particolare dal foglio bianco. Qualcuno prima di me, su questo blog, ha scritto l'emblematica frase "Mica Morde" e un penetrante articolo. Ebbene.......... Proprio come la bianchezza della balena, la bianchezza della carta mi lascia disarmato, stordito, timoroso;c'è in me sempre una certa reverenza nel tracciare le prime lettere sulla pelle liscia e candida di una pagina vergine, sono spaventato... Forse perché potrei scorgere nel vuoto della pagina la sgombra voragine del mio animo...
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